lunedì 5 marzo 2012
Last night I dreamt of Madonna (by Simone Pacini)
Nell’estate del 2007 mi trovavo a Londra, un po’ per frequentare un triste corso d’inglese a basso costo, un po’ per respirare l’aria malsana della grande città. Tale aria ha proprietà prodigiose e chi avesse voglia di scoprirne gli effetti all’interno delle proprie cavità nasali non dovrà fare altro che sostare nella capitale inglese per qualche giorno, soffiarsi il naso e meravigliarsi della delicata tonalità “fumo di Londra” verso la quale le proprie secrezioni mucose hanno virato (detto meglio: per qualche misterioso motivo le caccole a Londra diventano scure, tutti lo sanno ma nessuno ne parla).
Avevo preso una stanza in affitto tramite una vecchia conoscenza: un’amica di Santo Domingo conosciuta anni prima e che adesso faceva la tata per una ricca famiglia residente nel quartiere benestante di Hampstead. Questa persona stava passando un brutto periodo per via di una faccenda sentimentale che, per ovvi motivi di discrezione, preferisco dimenticare. Parlandomi di questi suoi travagli amorosi - che comprendevano tra l’altro una conversione religiosa dal cattolicesimo al protestantesimo - mi raccontò di aver trovato grande conforto nel seguire un gruppo di auto-aiuto e mi chiese se mi avesse fatto piacere unirmi ad una di queste sedute, la sera stessa. Detti subito il mio assenso e così lasciammo la deliziosa collinetta di Hamstead Heat, dove avevamo passato il pomeriggio, per andare a prendere la metropolitana che ci avrebbe portato vicino ad Oxford Street, dove si trovava la sede del gruppo.
Proprio davanti alla porta d’ingresso la mia amica mi avvertì che l’associazione era di ispirazione ebraica anche se accettava membri di qualsiasi origine e che si rifaceva alla Cabala (terzo cambio di religione!) . Risposi che non c’era problema, ci aprirono la porta e mi trovai in una sala d’aspetto con una decina di persone tutte vestite di bianco. Il caso volle che fossi completamente vestito di nero: non per un moto esistenzialista, ma piuttosto per dissimulare almeno in parte la mia enorme mole che proprio in quell’estate raggiungeva le sue punte più alte. Cominciando a sentire il disagio correre sulla schiena chiesi perché tutti fossero vestiti di bianco e mi fu risposto che quel colore serviva a catturare meglio le energie, ma che non mi sarei dovuto preoccupare perché mi avrebbero presto dotato di una papalina bianca (quel cappello che porta il papa per intendersi) che mi avrebbe aiutato ad entrare nel flusso energetico. Il disagio con la papalina in testa non diminuì, anche perché un certo numero di persone continuava a lanciarmi strane occhiate interrogative delle quali capii presto il senso: assomigliavo in maniera sorprendente al rabbino che nel frattempo era arrivato e ci aveva fatto posizionare in una sala al primo piano. Ci furono distribuiti dei libretti per le preghiere e tutti cominciarono a cantare in ebraico. Nel frattempo avevo conosciuto un paio d’italiani che sostenevano di essere rinati grazie alla cabala (sebbene curiosamente continuassero a lamentarsi della propria vita di merda) e che venivano ogni settimana a Londra per partecipare a questi ritrovi e comprare i libri dell’associazione: Ryanair, albergatori, tipografie ed il conto in banca dell’associazione stessa ringraziavano sentitamente.
Finita la serata (tralascio per brevità i canti ebraici ed il sermone del rabbino) stavo pensando che l’esperienza fosse stata tutto sommato banale, il messaggio alla fine era il solito volemose bbene come direbbero a Roma. Per lo meno non c’erano stati show mistici, urli e pianti isterici o finte apparizioni. Ma m’illudevo perché volgendo proprio in quel momento lo sguardo mi apparvero accanto Madonna, Guy Ritchie e il figlioletto nero che lei aveva recentemente adottato (o rapito a seconda dei punti di vista). Avevo accanto a me la sacra famiglia pop in salsa cabalistica. Rimasi pietrificato col mio abito nero e la papalina bianca a guardarli mentre parlavano col rabbino. Mi sarei aspettato che tutti avessero salutato la loro apparizione per lo meno con una coreografia, cantando “Like a virgin”. Ma niente di tutto questo accadde, la mia amica mi portò subito via dicendomi che era stato tutto un sogno e che se anche avessi voluto raccontare della mia visione, nessuno mi avrebbe creduto. Ma io avevo visto e dovevo parlare.
Come predetto, il giorno dopo i miei compagni del corso d’inglese sbeffeggiarono il mio racconto e nessuno mi ha mai voluto credere. La sera seguente fui fermato da uno stramaledetto poliziotto inglese mentre, in mutande, con una candela accesa in mano ed un’immagine di Madonna appesa al collo vagavo per le vie di Londra cercando di ritrovare la porta dell’associazione cabalistica che era nel frattempo scomparsa. A niente valsero le mie razionali e chiare spiegazioni sulla necessità di vedere di nuovo Madonna, il poliziotto mi volle arrestare e far passare per matto.
Sono passati quasi cinque anni e adesso sto bene, in clinica tutti mi trattano gentilmente e mi danno delle pillole argentate che, dicono loro, servono per dormire e dimenticare le cose brutte. Eppure certe notti ancora mi sveglio urlando e, sebbene dimentichi subito cosa stessi sognando, il giorno dopo una frase, assieme ad una noiosa musichetta caraibica, mi ronza per la testa: last night I dreamt of Madonna.
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